mercoledì 16 novembre 2016

Natura morta



Dove sono

i nostri morti?

Frutta morta, la natura

natura morta, il seme.

Il nero del ricordo

consuma l’apparenza.

Rimane l’anguria tagliata

e il freddo colore dei frutti.







.


mercoledì 9 novembre 2016

L'eterno ritorno



Rumore di passi

sull'acciottolato
sorprendono il buio...

ho gli occhi malati
e l'aria gelata li desta.

Vorrei nel tuo verbo sostare
guardarmi dalla tua fronte
scoprire quell'onta che
il margine sfiora.



Così minuscoli siamo

e brevi
nel suono perentorio di campane
in lontananza...

Qualcosa ci unisce
nella sera che accarezza
l'anta aperta sul cortile.



Eco

Può bastare un'eco
nel buio una voce
a rievocare un viso

La frase cancellata ma
presente

Un petalo di mandorlo
che vola.




.


lunedì 31 ottobre 2016

Cantico ai morti




Canto
nel canto
un cantico ai morti
sulle note imbevute
Nel rosso serale.
De Andrè mi accompagna
- i suoi lugubri accordi -
Risvegliano un fuoco notturno.
Lontano
la pelle
riverbera dentro.




martedì 25 ottobre 2016

Vi presento la nuova Emily Elizabeth Dickinson


zia Adelia Bariffi



U s t i c a

 

Isola delle mie estati

Strade di luce sull’orlo di crateri

Sommersi da millenni silenziosi

Civiltà affioranti – tracce di passi, di pensieri.

Tombe rimaste orfane nel vento

Necropoli alte sul mare

Al costone di faro Homo morto

E un ipogeo –

 
Restituisce il tempo nelle campagne

Pietra scheggiata – ossidiana

Impasti di rozza argilla

E impronta di dita a ornamento,

Ceramica nera – frantumi d’anfora –

 

L’antico dolore del mondo

Ancora grida dentro i vasi lacrimali

L’amore umano – la morte -

mercoledì 19 ottobre 2016

Leggendo Thoreau


Camminare invita

alla trascendenza dell’essere

quando il pensiero finalmente si abbandona

assecondando i passi

sentendosi

vuoto e pieno di una materia altra

in perfetta simbiosi

con ciò che calpesta e ciò che sovrasta.






Il taccuino è nuovo
i suoi fogli, bianchissimi.
Io scruto l’orizzonte, oltre l’abetaia....

Ogni intenzione è bene si interrompa
perché lo sguardo non sia vincolato
ma resti sospeso …


Ogni cosa è geometria
triangolo il cielo e triangolo il lago
graffiti le fronde, cosparse di aghi.
Io, al centro a sentire la spinta
tellurica entrare, dirigere i sensi.
Il rombo del fiume sul fianco
annienta il silenzio
annienta il pensiero.








giovedì 13 ottobre 2016

impressioni su: Bastardo posto di Remo Bassini



Tutto ruota intorno alla figura di Paolo Limara, al mistero che lo lega a un manichino senza braccia e senza testa, esposto nella vetrina di un negozio desolato in una provincia dove si respira la mano della corruzione e l’ebbrezza del gioco proibito. Non mi dilungherò sulla trama del romanzo noir ma sulle impressioni ricevute.

Durante la lettura fatico ad inquadrare la personalità di Paolo Limara, il giornalista protagonista che si ritrova a fare i conti con il peso di una rivelazione, che si trova di fronte alla sottile linea rossa della sua solitudine che parla di silenzi e di dolore, di chiusura verso ogni forma di speranza.

Avrei intitolato questo libro: La confessione, perché è da li che tutto prende forma. L’origine del male.

Paolo Limara soffre perché è stato tradito, e non offre chance all’artefice di questa sua condizione di “passività” in cui si rifugia perché non accetta, Paolo Limara, l’amarezza della realtà che lo investe.

Ciò che ho recepito dal personaggio “Limara” è che:

Tutto ruota intorno al tema della verità. Ognuno di noi crede nella sua verità, perché è sempre doloroso conoscere la verità.

Le confessioni sono pericolose anche quando ricoperte dal segreto professionale (e sacerdotale). Le confessioni sono responsabilità allo stato puro, andrebbero fatte solo a dio o alla nostra coscienza. La verità porta spesso a conseguenze imprevedibili perciò andrebbe sempre vagliata in profondità.

Il finale – sorprendente e non banale - lascia intravedere (ed è quasi un sollievo) un barlume di speranza nell’esistenza di un uomo che non ha più la forza di reagire, che si lascia cadere con la naturalezza di un volo verso l’agognata (e meritata) pace.


Una domanda all’autore comunque vorrei farla:
Quando si scrivono romanzi del genere, il personaggio che si individua durante la lettura rispecchia il lettore o rispecchia lo scrittore?